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Nuovi supporti per l’abitare condiviso (D.U. Plein Air, A.A. 2010-2011)

Nonostante alcune sue parti siano oggi trattate a parco, l’area lungo la Stura si configura come un territorio abbandonato, soprattutto per quanto riguarda la riva destra del fiume. Questo è percepibile, oltre che dalle condizioni delle aree, dal margine con il tessuto costruito, che spesso rivolge le spalle al fiume.

L’intenzione progettuale è stata quella di aprire la città verso il fiume, attraverso nuovi insediamenti a bassa densità che possano funzionare come una zona filtro tra i quartieri esistenti e la Stura. Un tema importante dei nuovi insediamenti è stata la gestione delle acque (grigie e piovane), le quali sono trattate in modo da creare paesaggi umidi che introducono a quello fluviale e moltiplicano la possibilità di condivisione.


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INDAGINE FOTOGRAFICA: Lo sguardo generatore di movimento

“Basta che io veda qualcosa per saperla raggiungere ed afferrare […] Il mio movimento è il proseguimento naturale […] di una visione.”
MAURICE MERLEAU-PONTY, L’occhio e lo spirito, Piccola Enciclopedia n. 67, SE, S. Giuliano Milanese, Ottobre 1989

In un luogo della città in cui la componente naturale caratterizza fortemente il paesaggio, è interessante capire perchè non esiste un dialogo tra città e parco. È riscontrabile infatti la presenza di un margine netto che limita la percezione di tale vicinanza, sia dal parco verso la città che dalla città al parco. Se si considera che il movimento non è incentivato solamente dalla presenza di percorsi fisici ma anche, e soprattutto, dalle visuali, si può dedurre il motivo per cui questa parte della città risulta poco frequentata, nonostante le aree limitrofe siano densamente abitate. Percorrendo le strade che circondano il parco non è possibile avere una concreta percezione d’insieme; il costruito, la morfologia del territorio e la fitta e spesso incolta vegetazione non consentono una visuale del fiume e dell’intera area. In qualsiasi punto della città da cui si guarda il parco, e viceversa, si percepisce sempre un limite fisico e soprattutto visivo.
Lo studio fotografico  dei margini, realizzato attraverso panoramiche a 360 gradi, che mostrano quale sia la vista di un ipotetico passante che percorre tali limiti, può essere una via per comprendere meglio tale problematica e quindi capire come trattare questi luoghi. Nelle panoramiche si riscontra che alcuni punti sono caratterizzati da visuali molto ampie, mentre in altri la vista è limitata dalla presenza di vegetazione alta. Costante in tutte le fotografie è la collina con la Basilica di Superga. Ponendo infine il margine al centro delle fotografie si vuole sottolineare come si caratterizza il confine, quali siano gli elementi che ostacolano la vista e dove invece lo sguardo può penetrare e generare il movimento.



Progetto e fotografie di: Cortina Federica, Crivellaro Matteo, Delsignore Luca, Mazza Giulia, Moiso Celeste, Montis Mauro
Design unit: Plein air, Corso di Laurea Magistrale Architettura Costruzione Città della I Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino

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